Le aste di Wannenes: Arte Moderna e Contemporanea

di Redazione

I risultati delle recenti vendite italiane ed internazionali evidenziano, in maniera significativa, l’ottimo momento per alienare un’opera di arte moderna e contemporanea.

La richiesta del mercato, sempre più dinamico, così come l’appetito dell’investitore che vuole diversificare i propri asset (in un momento particolarmente turbolento sui mercati finanziari) garantiscono un clima di positivo ottimismo.

Per questo motivo Wannenes, storica casa d’aste da anni attiva con successo nei comparti dell’arte antica e dell’alto antiquariato di pregio (oltre 14 milioni di euro nel 2015),
ha deciso di potenziare il Dipartimento dedicato all’Arte Moderna e Contemporanea, per inaugurare una nuova stagione di mercato.

Anche per questa nuova avventura l’obiettivo principale di Wannenes consiste nell’offrire servizi di alta qualità, esperienza sul campo dei suoi consulenti, e una client satisfaction unica nel panorama italiano.

Gli esperti di Wannens sono a vostra disposizione per una valutazione gratuita e confidenziale delle vostre opere.

La raccolta di opere di Arte Moderna e Contemporanea è iniziata.

Contatti:

Milano  Massimo Vecchia m.vecchia@wannenesgroup.com
Tel. + 39 02 72023790

Roma  Guido Vitali g.vitali@wannenesgroup.com
Tel. + 39 06 69200565

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Nella foto: Carol Rama, La guerra è astratta, 1971, tecnica mista su tela
Camera d’aria, gomme e rame su tela, cm 100X100 

Aggiudicato a € 80.600 nella vendita di Wannenes del 16 giugno 2015,
record mondiale dell’artista all’incanto

Dipinti Antichi | Barocco tra natura mito e artificio

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La pittura barocca con il suo appalesarsi tra elegante artificio classicista e tenebroso quanto essenziale naturalismo è una continua fucina di scoperte di artisti e opere, che riafferma come il Seicento non solo sia stato un straordinario laboratorio di stilemi compositivi e iconografici, ma anche il secolo dove alla grande rappresentazione di storia si definiscono generi che raggiugono un grande successo di pubblico come la natura morta, i paesaggi allegorici e soggetti profani che fin ad allora erano stati appannaggio di una stretta cerchia di eruditi collezionisti.

Nell’asta di Dipinti Antichi del 4 marzo un incantevole esempio ci viene da una tela di Elisabetta Sirani – artista di successo internazionale, ammirata e contesa da personaggi illustri e potenti nella Bologna della seconda metà del Seicento – raffigurante la Bellezza che scaccia il tempo (stima 30.000 – 50.000 euro), che si segnala per bellissima qualità e apprezzabili dimensioni, tanto da includere tra le migliori creazioni della pittrice bolognese e l’attribuzione, oltre agli aspetti di stile e scrittura, è sottolineata dal volto della sensuale giovane donna che rispecchia le sembianze dell’artista. Datato al 1658 è infatti l’autoritratto firmato custodito al Museo Pushkin a Mosca, dove Elisabetta esibisce non solo la sua bellezza ma ancor più la propria autonomia di mestiere descrivendosi con fierezza al cavalletto. La critica pone il dipinto in esame al biennio 1658 – 1659, quindi coevo e anch’esso partecipe della prima produzione, ma già espressivo di una maturità oramai raggiunta e riscontrabile osservando la sicurezza compositiva e la libertà di affrontare articolate scenografie.
Di misurata eleganza un pendant di nature morte arcaiche che rammentano i pittori della Lombardia dell’età borromeana, come Ambrogio Figino (Milano 1553 – 1608), Fede Galizia (Milano 1578 – 1630), ma che trova una sua sintesi nella maniera di Panfilo Nuvolone capace di far convivere tradizione aulica con un l’indubbia fascinazione nordica e una maggior presa della realtà naturale come è dimostrato da un’attenzione luministica che non delinea solo le forme, ma descrive l’aspetto serico dei frutti evocandone la succosità della polpa e misura lo spazio scenico in cui gli oggetti sono disposti (stimati entrambi a 5.000 – 8.000 euro).
Così come l’esuberanza decorativa contraddistingue la Natura morta di frutta e pappagallo ambientata in un giardino di Giovanni Paolo Castelli detto Spadino (Roma 1659 – 1730 ca.), dove l’artista si fa ammirare per la puntuale descrizione dei frutti e l’ambientazione all’aperto (stima 5.000 – 8.000 euro).

Alla Venezia della seconda metà del Settecento è ascrivibile un Paesaggio con rovine classiche del Maestro della Fondazione Langmatt – nome provvisorio tratto dal corpus di tredici vedute veneziane custodite presso la Fondazione Langmatt a Baden – che esibisce caratteri di stile prossimi a Michele Marieschi e Francesco Albotto. In anni recenti Dario Succi ha proposto di identificare il pittore con Apollonio Domenichini, iscritto alla Fraglia nel 1757 e menzionato nella corrispondenza tra l’antiquario veneziano Giovanni Maria Sasso e il ministro inglese John Strange (stima 15.000 – 25.000 euro).
D’ambito veneto, in piena stagione barocca, ci appare un dipinto realizzato intorno al 1670 – proveniente dalla Collezione Costantini di Roma – di Antonio Zanchi (Este, 1631 – Venezia, 1722), raffigurante La morte di Saul dove l’artista esprime al meglio il naturalismo chiaroscurale della pittura veneta seicentesca, appreso osservando non solo gli esempi di Giovanni Battista Langetti (Genova, 1625 – Venezia 1676) e Francesco Ruschi (Roma 1610 circa – Treviso 1661), ma specialmente le esuberanti composizioni di Luca Giordano (Napoli 1632 – 1705) visibili nella città lagunare. Le sue creazioni sono contraddistinte da vigorosi impasti cromatici e scorci audaci, aspetti che l’autore manifesta sin dalle prime opere, misurandosi altresì con gli aulici esempi di Jacopo Tintoretto (stima 15.000 – 25.000).

Il blasfemo che amava Federico Zeri

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Per il mondo storico-artistico e antiquario Federico Zeri è stato un esempio di come una memoria visiva prodigiosa e un’enciclopedica erudizione potessero fondersi in una personalità assolutamente straordinaria. La sua bibliografia è stata un esempio per generazioni di studiosi, e i suoi “Diari di lavoro” una dimostrazione superba e per certi versi irripetibile, di un metodo attributivo tanto strabiliante quanto infallibile.
Un esempio paradigmatico ci verrà offerto nella prossima asta di dipinti antichi del 6 marzo dove saranno esitate due tavole bolognesi del XVI secolo provenienti dalla collezione di Federico Mason Perkins, raffiguranti un soggetto antisemita (stima per entrambi di 15.000 – 25.000 euro).

Con stile impeccabile e vivamente descrittivo è lo stesso Zeri che sintetizza la prima scena: “(…) serrato ai due lati da colonne corinzie, tagliate per lo smembramento dell’insieme (…) è ambientato in un interno dal pavimento marmoreo e provvisto di colonne; parrebbe, più che un edificio privato, una chiesa, che sulla parete di fondo di una cappella o coretto mostra una Crocefisso, non dipinto, ma scolpito e policromato. Ai piedi della parete sono disposti quattro uomini, di cui uno (il solo a capo scoperto) trafigge il costato del Crocefisso con una lancia provocando una fuoriuscita di sangue che viene raccolto in un bacino metallico. Si tratta, all’evidenza, di un episodio di profanazione, anzi di un gravissimo oltraggio alla sacra immagine, che si svolge nell’indifferenza dei presenti (…)”. E sempre con appassionato trasporto poche righe più avanti descrive la seconda scena: “L’episodio narrato è in ambiente aperto, e mostra cinque uomini armati di bastoni che colpiscono selvaggiamente un quinto personaggio, caduto a terra e in atto di difendersi”.
Da un confronto stilistico Federico Zeri riconosce da una parte elementi emiliani che puntano verso l’area romagnola, dall’altra affinità all’ambiente bolognese-ferrarese con accentuazione umbre vicine al Perugino. Nota altresì che nelle figure di sinistra del “Crocifisso oltraggiato” si avverte l’eco della “Pala Griffoni” di Ercole de Roberti già a San Petronio a Bologna ma rivisti sull’esempio di Lorenzo Costa.
Due opere rare forse da associare al rito del sangue sgorgato del Crocefisso di Berito (Beyrouth) celebrato e commemorato il 9 novembre nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura e San Pietro in Vincoli a Roma: sicuramente due intriganti quesiti, o come diceva Zeri problemi che rendono così affascinate la pittura antica.