Stile italiano nel Design dei maestri

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Le Arti Decorative del XX secolo e Design dall’esordio del Dipartimento nel 2007 hanno sempre presentato due aste che dividevano l’anno, la prima a giugno, che chiudeva il semestre, e la seconda a dicembre che terminava l’anno. Dalle prossime date del 17 e 18 giugno 2015 avremo due cataloghi a scandire l’ampia offerta di questo comparto: la prima si chiamerà “Stile Italiano” e sarà rivolta alla manifattura spesso anonima che ha reso celebre il nostro disegno industriale, mentre la seconda manterrà la consueta definizione di “Design” e proporrà i grandi maestri italiani e internazionali del secolo scorso.
Partendo il 17 giugno con “Stile Italiano” meritano sicuramente attenzione otto poltroncine anni ’50, in legno, ottone e velluto imbottito (lotto 546, stima 800 – 1.000 euro), come la coeva lampada a sospensione in ottone e metallo verniciato (lotto 577, stima 500 – 600 euro), e la coppia di poltrone sempre da ascrivere al sesto decennio del XX secolo, in metallo verniciato otto e velluto imbottito (lotto 620, stima 800 – 1.000 euro). Interessanti inoltre dodici sedie bianche anni ’50 in legno e tessuto imbottito (lotto 647, stima 1.000 – 1.200 euro). Essenziale il tavolino da centro mod. 751 per Cassina di Ico Parisi del 1962, in legno di palissandro e cristallo molato (lotto 724, stima 800 – 1.000 euro), così come la specchiera anni ’60 di Sant’Ambrogio de Berti in metallo verniciato e cristallo molato (lotto 726, stima 500 – 600 euro).
Per quanto riguarda l’offerta del catalogo del “Design” del 18 giugno, di grande eleganza un mobile bar di Paolo Buffa e Antonio Cassi Ramelli realizzato per Angelo Marelli negli anni ’50, in legno di palissandro, ottone, legno di acero e cristallo molato e specchiato (lotto 1023, stima 1.500 – 2.000 euro), una scrivania da centro di Vittorio Dessi anni ’50 in legno di mogano, ottone, e cristallo molato (lotto 1047, stima 2.000 – 2.500 euro). Rara una coppia di poltrone Alba per Artflex di Gustavo Pulitzer del 1956, in metallo, ottone, cuoio e tessuto imbottito (lotto 1052, stima 3.000 – 4.000 euro), come la lampada da tavolo “Diablo” per Fontana Arte di Max Ingrand degli anni ’50 in ottone e cristallo molato (lotto 1087, stima 18.000 – 20.000 euro), e il servizio di 42 piatti firmati Royal Selb Germany anni ’60 decorati da Wifredo Lam (lotto 1112, stima 2.500 – 3.000 euro).
La peculiarità del design italiano è di aver mutato la percezione dell’oggetto industriale da prodotto artigianale riprodotto in forma seriale, a ‘forma aperta’ della creatività che si evolve e diviene immagine di un’epoca e di un gusto. Un esempio illuminante lo troviamo nella storia della Fontana Arte, azienda milanese che attraverso la direzione e la creatività di due autentici maestri come Gio Ponti e Pietro Chiesa seppe interpretare l’evoluzione del gusto e della società civile: l’evoluzione degli “oggetti” proposti dalle loro linee colgono anche il succedersi dei mutamenti sociali, culturali e artistici. Dagli anni Trenta ai Sessanta, Fontana Arte mutò la sua fisionomia da classica, decorativa e alto borghese, a essenziale nella scelta di soluzioni che coniugavano funzionalità e stile impeccabile, a spaziale nel rapporto rinnovato e innovativo con la luce, che fondeva il prodotto industriale in tutte le sue più moderne accezioni: funzione, forma, rapporto spazio, oggetto, serialità del prodotto, sempre secondo canoni di alta qualità costruttiva e dei materiali.
Nella prossima asta del 17 giugno Pietro Chiesa e Max Ingrand sono i protagonisti, con pezzi che rappresentano degli unicum della loro produzione.
Pietro Chiesa è un raffinatissimo maestro dell’arte vetraria, che ha saputo meglio di chiunque altro impiegare il cristallo nella creazione di mobili, lampade, con una tecnica perfetta e in un’inesauribile varietà di modelli. Un primo esempio è la lampada da terra “Luminator” degli anni Quaranta, in ottone verniciato alluminio e cemento, ancora in produzione, che spicca per la sua severa eleganza (lotto 1130, stima 1.000 – 1.500 euro) .
Dello stesso periodo un ‘mobile essenziale’ in legno di acero, ottone, cristallo cromato, molato e specchiato che Gio Ponti sul numero 234 di “Domus” del 1949 magistralmente descrive: “(…) questo essenziale è in una purificazione assoluta di elementi, in una linea ‘tirata’ ad estremi di purezza disegnativa, ad una calligrafia impeccabile, che ci rende emozionati nel riguardarli. A chi sa guardare queste forme sono al di là di un gusto, sono forme esatte, sono forme esatte e vere di queste cose; sono la forma che è riuscita” (lotto 1132, stima 15.000 – 18.000 euro).
Impeccabile come le precedenti, e riferibile alla stessa epoca, è la splendida lampada da tavolo, in ottone, legno cristallo molato e vetro satinato, che rende manifesto il talento vertiginoso di Pietro Chiesa (lotto 1183, stima 18.000 – 20.000 euro).
Max Ingrand, maestro vetraio e decoratore francese capace di realizzare veri e propri classici del design, lascia un segno indelebile nel decennio 1954-1964 della direzione artistica della Fontana Arte, e spiega il suo rapporto con la luce: “Un lampadario o un elemento luminoso deve rispondere a certe norme, deve adattarsi al volume dei locali che deve illuminare, deve far parte dello spirito stesso dell’architettura dei locali per diventarne parte integrante”. Un principio che si manifesta con il vaso mod. 2122 degli anni ’60 in legno, ottone, cristallo colato, molato e specchiato (lotti 1191 e 1192 entrambi stimati 5.000 – 6.000 euro) e ancora nella lampada da parete in metallo verniciato, ottone e cristallo molato (lotto 1190, stima 3.500 – 4.000 euro), come nella coppia di lampade da muro mod. 1944 in ottone verniciato, cristallo scalpellato, entrambe realizzate negli anni Cinquanta (lotto 1176, stima 2.200 – 2.600 euro).
Il catalogo presenta inoltre due must di Gino Sarfatti, come la lampada da tavolo mod. 553 di Arredoluce del 1951, in ottone, metallo verniciato e perspex (lotto 1147, stima 3.500 – 4.000 euro), e per la medesima azienda la lampada a sospensione mod. 2131 del 1969 (lotto 1162, stima 4.000 – 5.000 euro). Di Gustavo Pulitzer sono da segnalare infine una coppia di poltrone Alba per Artflex del 1956, in metallo, ottone, cuoio e tessuto imbottito (lotto 1052, stima 3.000 – 4.000 euro).

Moderna & Contemporanea e Design. Eccellenti performance

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Eccellenti performance per aste di Arte Moderna e Contemporanea e di Design del 18 e 19 giugno, che si sono concentrate verso opere iconiche dei maestri italiani del XX secolo per la prima sessione per un totale di 396.746 euro, e delle grandi firme del design Made in Italy anni ’50 e ’60 per la successiva tornata, che ha fatto registrare 666.608 euro.
Giorgio De Chirico con le sue misteriose Bagnati del 1946, è stato protagonista della serata dedicata all’Arte Moderna e Contemporanea (lotto 44, aggiudicazione 62.000 euro). Un’opera che racconta l’ultima grande fase del percorso artistico del maestro della Metafisica, quello cosiddetto ‘barocco’, che gli studiosi del Pictor Optimus fanno risalire al 1938, quando De Chirico, in polemica contro il Modernismo da lui stesso fondato, ritorna a rileggere i classici della pittura antica attraverso una chiave onirica e fantastica.
La piazza d’onore per una Natura morta di Giacomo Balla, un saggio di bella pittura degli anni Trenta, assai lontana dai clamori avanguardisti (lotto 89, aggiudicazione 34.720 euro).
Le parole ricamate di Alighiero Boetti, ci introducono infine verso un concettuale quanto colorato corto circuito, dove l’artista attraverso l’apparente giustapporsi casuale delle lettere rivendica la propria identità artistica (lotto 108, aggiudicazione 32.240 euro).
Da sottolineare che un corpus di sei opere serigrafate su lastra d’acciaio di Michelangelo Pistoletto del 1962-68, assai vicine alla famose ‘figure riflettenti’ che l’anno reso famoso all’interno del movimento dell’Arte Povera, hanno totalizzato complessivamente 110.360 euro (lotti 55-60).
Guido Vitali, responsabile Dipartimento Arte Moderna e Contemporanea, così ha commentato l’esito della vendita: “L’asta ha premiato tre grandi maestri della pittura italiana del XX secolo, con opere iconiche del loro percorso artistico. La riconoscibilità, unita alla provenienza e ad un inserimento nei cataloghi ragionati, sono le carte vincenti per un interesse costante da parte di un pubblico che sceglie la qualità.”
Per quanto riguarda il Design e le Arti Decorative del XX secolo spicca un bel cassettone in legno di faggio di Gio Ponti realizzato per Giordano Chiesa negli anni ’50 (lotto 568, aggiudicazione 34.720 euro), uno scrittoio da camera con toilette in legno di palissandro di Ico Parisi presentato da Altamira alla mostra di New York del 1954 (lotto 539, aggiudicazione 17.360 euro), e nove sedie in legno e vinilpelle imbottita di Gio Ponti realizzate per Cassina negli anni ’50 (lotto 574, aggiudicazione 11.160 euro). Una vendita che ha fatto registrare un ottimo 66.1% di venduto per lotto e uno splendido 170,5% per valore, ma Gilberto Baracco responsabile insieme ad Andrea Schito del Dipartimento Design a Arti Decorative del XX secolo, a conclusione dell’asta ha aggiunto una nuova chiave di lettura: “I grandi maestri hanno amplificato a livello globale l’interesse per le aste di design, ma il dato più interessante è che il mercato internazionale premia anche la manifattura anonima ma di qualità che ha sempre contraddistinto la produzione italiana”.

Design Italiano Moderna classicità

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Gli anni Cinquanta sono il decennio d’oro dell’Italia che si risolleva dai disastri della guerra. Industria e creatività
sono parte di un progetto comune volto a consolidare quella fiducia che nel decennio successivo porterà al boom economico. Il design italiano in questa decade emerge come realtà imprenditoriale che unisce con fantasia eccellenza artigianale e serialità.
Franco Albini fu l’architetto della leggerezza, delle linee ferme, semplici, correttissime. Diceva: “Sono i vuoti che occorre costruire, essendo aria e luce i materiali da costruzione”.
La libreria Lb7 realizzata per Poggi nel 1957 in legno di palissandro e alluminio verniciato è un esempio di misura ed eleganza, un contrappunto tra forma e spazio, che ancora oggi incanta per la sua moderna classicità (lotto 517 stima 3.500 – 4.000).
Umberto Nordio nella sua lunga carriera di architetto e designer seppe coniugare un culto finissimo per il dato ornamentale di matrice accademica ad attenzione artigianale per i dettagli e i materiali che fanno del suo funzionalismo borghese se non di un ‘ritorno’, una continuità con il ‘mestiere’ del fare.
Un esempio ci viene da una coppia di poltrone bianche con schienale alto del 1949 per il salone delle feste di prima classe del transatlantico “Conte Biancamano” (stima 1500-1800 euro) Varato nel 1925 nel 1948 venne sottoposta ad importanti lavori di ammodernamento nei Cantieri di Monfalcone. Al riallestimento collaborarono pittori come Massimo Campigli, Mario Sironi, Roberto Crippa,
Edina Altara, all’arredo e alla decorazione parteciparono Gustavo Pulitzer e Giò Ponti mentre le sculture erano opera di Marcello Mascherini. Tra le sculture, quella dell’ampio soffitto che ornava il salone delle feste che raffigurava il mito di Giasone e del vello d’oro.
Altri importanti protagonisti sono i designer Ico e Luisa Parisi, che già nel 1947 avevano fondato lo studio ‘La Ruota’ per la progettazione d’architettura e d’arredi.
Uno scrittoio toilette con piano in smalto su rame realizzato per Azucena, esecuzione De Poli, pittore Pietro Zuffi, presentato nella mostra sul design italiano di New York del 1954 sarà esitato con una stima di 5.000 – 6.000 euro.
Infine, un raffinato cassettone in legno di faggio e ottone di Gio Ponti – superbo interprete di flessibilità dell’estro creativo alla produzione seriale – realizzato negli anni ’50 per Giordano Chiesa (lotto 568 stima 12.000 – 14.000 euro).